giovedì 17 dicembre 2015

ZITTA E FERMA MISS PORTLAND!


Zitta e ferma Miss Portland!

Il romanzo e l'omaggio al regency.

Nel 2015 si è festeggiato l’ottantesimo anniversario di Regency Buck (Il dandy della Reggenza), considerato il primo romanzo storico ambientato durante il periodo della Reggenza (1811-1820):  firmato da Georgette Heyer nel 1935, dava inizio a uno dei generi più popolari di tutti i tempi, il regency. Per celebrare quel romanzo e la sua autrice, ho avuto la scellerata sfrontatezza di scrivere (per EmmaBooks che ringrazio anche per la cover deliziosa) un divertissement affettuoso che fin dal titolo riecheggia gli umori del genere e si ispira a quel mondo, all’apparenza popolato solo da duchi e conti e marchesi – spesso arroganti e libertini – e da ingenue debuttanti in cerca di marito o prede di cacciatori di dote. Lo ripercorro a  modo mio, con i toni ironici che mi vengono naturali e cambiando un po’ le regole del gioco...

In ‘Zitta e ferma, Miss Portland!’ ci sono, come è giusto che sia, un conte refrattario al matrimonio (addirittura due, per la verità); una giovane donna (Miss Portland, naturalmente) indifferente alle regole del ton e per nulla desiderosa di accasarsi; la season londinese in tutto il suo splendore e pure “un’estate da ricordare” (come direbbe Mary Balogh) nella campagna del Sussex. E infine, tra qualche scaramuccia, un duello mancato e un tentativo di fuga verso Gretna Green, l’immancabile happy ending.
PS Questa, pubblicata da EmmaBooks, è la nuova edizione del mio primo romanzo che, nel 2010 o giù di lì, pubblicai a puntate sul web. Praticamente, ho dovuto riscriverlo tutto! Quindi è nuovo nuovo!

La dedica.

Durante la Vie en rose di qualche anno fa, a Marcella Meciani, responsabile editoriale di Mondolibri, venne domandato quale fosse il segreto del successo del Regency. 
“Duchi, conti e marchesi e... marchesi  conti e duchi” rispose. 
Come non essere d'accordo con lei?
Quindi... a chi potevo dedicare questo romanzo, secondo voi, se non a Georgette e a loro?

A Georgette Heyer,
che mi ha introdotta con soave leggerezza a delizie e fatiche della season londinese.
E ai tanti duchi, conti e marchesi che, sciagurati loro,
mi hanno spesso rubato il cuore.



Il periodo della Reggenza
Sono più che certa che tutti voi già lo sappiate, ma... Con Reggenza si indica il periodo (1811-1820) durante il quale, a causa dei problemi mentali di Giorgio III, il regno fu affidato alle mani parecchio bucate del figlio, il Principe di Galles, che regnò prima come Principe Reggente e poi, alla morte del padre, col titolo di Re Giorgio IV. In realtà, con il passare degli anni e il crescere del successo, i tempi del Regency si sono alquanto dilatati sino a coprire un arco temporale che va dai primi anni del XIX secolo sino a circa il 1830, anno della morte di Giorgio IV.

Un piccolo assaggio dal primo capitolo

Pur essendosi ormai rassegnata a tenere il cappello fermo con la mano destra, con la quale reggeva pure l’ombrellino e una piccola borsa di velluto blu, Miss Portland procedeva spedita, lo sguardo fisso a terra, ormai a pochi metri dal calesse di Maylon.
E lo avrebbe superato senza prestare alcuna attenzione, né all’uomo che lo guidava né al cavallo che lo tirava, se l’ottavo conte di Maylon non ne fosse smontato con un salto e non le si fosse parato davanti sbarrandole la strada.

«Miss Portland, è un piacere insperato incontrarvi.»
Sophie sussultò e sollevando lo sguardo si trovò di fronte quell’uomo. Che nelle ultime due settimane tante volte era riuscita abilmente a evitare.
Lo fissò senza nascondere la propria sorpresa e, con un semplice «Lord Maylon» e una frettolosa riverenza, si apprestò a proseguire il proprio cammino. Tentativo sprecato, perché lui, di nuovo, le si parò davanti.
Che cosa voleva da lei?
«Ho appena fatto visita alla vostra madrina, illudendomi di incontrarvi, Miss Portland. Ma è evidente che non ho avuto questa fortuna. Così, quando vi ho vista, ho sperato che mi avreste fatto l’onore di lasciarvi ricondurre a casa.»
La mano ancora sul cappello, il pericoloso ombrellino puntato verso di lui come una lancia in resta, Sophie socchiuse gli occhi come per osservarlo meglio e, senza giri di parole, gli chiese: «Per quale ragione, Lord Maylon, vorreste ricondurmi a casa, quando sono quasi arrivata?»

***
Tutte le risposte che vennero alle labbra di sua signoria non avrebbero potuto essere riferite a Sophie senza il ricorso a imbarazzanti spiegazioni.
Se le avesse detto che voleva riaccompagnarla a casa per poter rimanere finalmente solo con lei, anche se per pochi minuti, avrebbe dovuto spiegarle anche il perché di quel desiderio. Avrebbe dovuto confessarle che da quando si erano incontrati non faceva che pensare a lei. Con un’intensità fastidiosa e insistente, tanto da non essere più riuscito a guardare né tantomeno a toccare un’altra donna.
No, questa spiegazione era fuori luogo, l’avrebbe scandalizzata: era una debuttante, dopo tutto.
Avrebbe potuto dirle che voleva respirare il suo profumo, che sapeva di mughetti e viole, gioire del suo sorriso coinvolgente e pericolosamente sensuale, sentirsi circondato dalla vitalità e dal calore che il suo corpo sprigionava, ascoltare la sua voce e perdersi nei suoi occhi.
Scartò anche questa ipotesi, ritenendo che tale risposta avrebbe potuto apparire a Miss Portland non solo esagerata ma del tutto sciocca.
Quindi, con tono rude e sguardo severo, si limitò a fornirle più che una sola motivazione, un intero elenco di ragioni inappuntabili.
«Primo, perché è tardi, Miss Portland, e Lady Rumphill era molto preoccupata che non foste ancora rientrata a casa. Secondo, perché la borsa che portate è talmente pesante che, se non ve ne liberate subito, domani avrete difficoltà a muovere le braccia... a proposito, quando contate di leggere tutti quei libri, Miss Portland?... e, terzo, perché altrimenti finirete col perdere quel delizioso cappello di paglia che a quanto pare non vuole rimanervi sulla testa. Forse perché la vostra testa è talmente dura da scoraggiare anche un cappello. Allora, salite o devo convincervi in altro modo?»
«È questo che pensate della mia testa, my lord?» gli rispose lei, le labbra arrotondate in un Oh! oltraggiato.
«Questo, e molto altro.»
«Non oso davvero chiedervi cosa intendiate per molto altro, ma presumo sia meglio evitare di darvi quest’ulteriore soddisfazione.»

E mentre diceva queste parole, docile docile Miss Portland gli permise di aiutarla a salire sul calesse, mentre lui, pur sorpreso dalla resa di lei, ancora sogghignava per quella risposta tagliente. 

***

Zitta e ferma Miss Portland!
in vendita su Amazon e su tutte le piattaforme on line dal 16 dicembre


Yours truly
Viviana






lunedì 26 ottobre 2015

NOVE REGOLE PER FARLO INNAMORARE O PER UNA MIGLIORE EDIZIONE ITALIANA?

E oggi ufficialmente mi calo nel ruolo della rompi, o della stronza se preferite. Partendo da una premessa. Con molto piacere mi sono proposta a un gruppo di lettura curato da Insaziabili Letture che, in pratica,funziona così: si sceglie un titolo in edizione cartacea e si fa circolare la stessa copia fra diverse persone che poi lasciano commenti e annotazioni (in matita) sul libro stesso o su foglietti che viaggiano insieme al libro. Questa cosa è molto divertente e i commenti di chi mi ha preceduta nella lettura si sono rivelati spassosi (grazie ragazze!). Insomma, mi sono ritrovata virtualmente all'interno di una serata femmine folli, alla Bang bang tutta colpa di gatto rosso. Ok, scusate l'auto-citazione. Fino qui tutto bene anche perché il libro prescelto per questa lettura collettiva era Nove regole da ignorare per farlo innamorare, della Sarah MacLean, autrice che non mi dispiace affatto. 
Almeno in originale. In italiano..., be' è tutta un'altra storia. 

Se proseguirete a leggere questo post, capirete perché di solito non leggo romanzi tradotti dall'inglese, visto che in inglese me la cavo egregiamente. Perché, se leggo tradotto, invece di godermi il romanzo mi logoro facendo editing e correggendo le magagne del traduttore (o almeno quelle che a me paiono tali). Abbiamo grandi traduttori, e ne conosco di ottimi di persona, ma in questo caso mi sono trovata a storcere il naso in più di un'occasione. Ok, mi si dirà, perché non pensi al tuo orticello invece di sputare sul lavoro degli altri? Perché 1) una pessima traduzione è un'offesa nei confronti dei lettori (e mi verrebbe anche da aggiungere che non mi stupirei se qualcuno dei nostri editori pensasse che chi legge romance è un lettore di serie b, quindi non in grado di accorgersi della qualità della traduzione perché preso solo dai sospiri di lei e dagli arrapamenti di lui); 2) far uscire brutti libri fa male a tutti, lettori e anche scrittori. Abbassa il livello. Soprattutto quando si parla di romanzi di genere come sono i romance: visto che le storie sono già state raccontate tutte (e ancora verranno raccontate, non c'è scampo a questa verità), se non ci si batte per uno stile migliore (e nel caso delle traduzioni uno stile fedele a quello dell'autrice) e per un po' di originalità (sia da parte degli autori che dei traduttori), si finirà con l'avere romanzi tutti uguali, piatti, scorretti, prevedibili e senza personalità. Combattiamo per un rosa migliore, signore mie. 

MAGAGNE DELL'AUTRICE? FORSE. 
Premettendo che per fare una critica più approfondita del testo dovrei avere a disposizione anche la versione inglese, che non ho, vediamo alcune magagne che ho trovato leggendo. Certo, alcuni errori possono essere colpa dell'autrice, come il fatto di ritenere Calpurnia un'imperatrice romana (Calpurnia NON era un'imperatrice, ma la moglie di Cesare che, come è noto anche ai bambini di prima media, non era un imperatore). Ma mi chiedo: perché il traduttore (o l'editor) non ha corretto l'errore, almeno per le lettrici italiane che di storia romana forse ne masticano un po' più delle americane? 
Altro errore, forse in parte dovuto all'autrice, è il continuo balletto del punto di vista. Ci sono momenti, e parecchi, in cui non si capisce più se sia il POV di lei, di lui, o di chi sa il signore. E questo è anche dovuto al fatto che si sottintende spesso il soggetto, che invece in inglese è obbligatorio e ben identifica se è un HE o una SHE a parlare o pensare o ad essere l'oggetto dell'azione. 
A pag 195 leggo: la cameriera si era seduta sul suo letto, guardandola camminare su e giù per la stanza come se fossero a una partita di tennis.
Partita di tennis? A parte il fatto che è vero che il tennis odierno si ispira a giochi molto più antichi (ma anche molto diversi dall'attuale), il primo campo da tennis dove presumibilmente si giocava un tennis che aveva qualcosa di simile a quello che conosciamo oggi fu costruito nel 1830. Dieci anni dopo la vicenda raccontata nel romanzo. Quindi parlare di partita di tennis  (anche se in modo figurato) mi sembra a dir poco tirato. Può darsi che sia stata l'autrice a farlo per prima, ma l'editor italiano non poteva cliccare Tennis su Wiki e dare una controllatina? Personalmente il dubbio mi è venuto subito. 
MAGAGNE DELLA VERSIONE ITALIANA (almeno da me reputate tali)
Uso del condizionale invece che del congiuntivo a pag 49. Cito:
E se davvero AVREBBE potuto fare una vita diversa da quella noiosa(....)? E se davvero AVREBBE potuto fare tutte quelle cose che...?
Pag 179 : gli al posto di le: Non gli sfuggì ...
Uso di termini gergali non adatti alla figlia di un conte nella Londra del 1820:
non me ne frega niente pag 228
cozza  inteso come bruttona, pag 192.
E poi, tradurre commoners con comuni? I commoners sono le persone prive di un titolo nobiliare, non i comuni. Almeno fosse stato tradotto con gente comune! pag 241.
Situazioni paradossali. Pag 185. Premetto che lei sta puntando contro di lui un dito. Sentite un po' qui cosa ne esce: 
A quel punto Ralston perse le staffe,le afferrò  la mano con il dito che teneva ancora puntato verso di lui e la tirò a sé.
È evidente che lui le prende il dito per tirarla a sé, ma qui c'è scritto che le afferrò la mano USANDO il dito di lei. E come è riuscito a farlo? Bastava dire: le catturò il dito che ancora puntava verso di lui, poi le afferrò la mano e la tirò a sé. O sbaglio?
A pag 209 si parla di PARTITA di scherma. Non sono un'esperta, ma ho sempre sentito dire INCONTRO di scherma.
C'è un uso allegro dei gerundi, a volte a mio avviso proprio sbagliato. Cito un solo esempio, a pag 295: ...Ralston prese un fazzoletto dalla tasca, asciugandosi le mani, poi glielo porse in modo che potesse fare la stessa cosa.
Prese il fazzoletto mentre già si asciugava le mani? Perché sembra proprio così. Forse bastava scrivere: ...prese un fazzoletto dalla tasca, si asciugò le mani e glielo porse in modo che potesse fare la stessa cosa (a parte il fatto che un gentiluomo avrebbe prima fatto asciugare le mani alla signora.)
E questi erano solo degli esempi. Sui refusi (che scappano sempre, mannaggia a loro) chiudo un occhio.
E detto ciò...la trama del romanzo è piacevole anche se, cara Calpurnia Imperatrice (o quasi): vuoi rompere le regole prima di auto-dichiararti zitella doc a soli 28 anni, e scegli di romperle con tali pallidi e insulsi desideri? Io avrei osato di più.
Comunque, visto che nel frattempo mi sono innamorata di Nick, fratello gemello del protagonista, credo proprio che mi leggerò il romanzo della serie che segue. In inglese, of course. 
Lo so, sono stronza, ma quando ce vo' ce vo'.

Yours truly  
              Viviana

ps: L'immagine Fight for a better romance in Italy è presa dal blog Biblioteca Romantica.

giovedì 3 settembre 2015

CHE FISICO!



 Mondolibri, Alta marea a Cape Love: Che Fisico!




È ufficiale, ho un fisico bestiale. Ma no, cosa avete capito, non sono andata a rifarmi dal chirurgo plastico, ho vinto un concorso! No, non c'entra neppure Miss Italia. Ho vinto un concorso letterario, niente meno! È il concorso, indetto da Emma Books e Mondolibri, che si chiama Che Fisico!  Degli otto romanzi Emma Books selezionati, è stata proprio la mia commedia romantica Alta marea a Cape Love ad aggiudicarsi il premio, ovvero la pubblicazione cartacea da parte di Mondolibri.
Inutile dire che sono felicissima, anche perché le altre partecipanti erano tutte autrici bravissime, oltre che amiche. 
Ed ecco la motivazione della giuria, che mi fa gongolare tutta come uno stupidissimo pavone e anche come uno intelligente:


“Alta marea a Cape Love è un romanzo feel good scritto con maestria. L’autrice è riuscita a costruire una storia che rispetta gli archetipi del romance, in modo da soddisfare la lettrice appassionata di questo genere, aggiungendo al contempo elementi personali: lo humour, che pervade la narrazione senza appesantirla, e la caratterizzazione dei personaggi.


La protagonista, Gioia detta Joy, è la classica eroina imbranata ma non troppo in cui ogni lettrice si può immedesimare.
L’eroe è un iconico maschio alfa. Anche i personaggi minori sono ben riusciti, compresi quelli a quattro zampe. Insomma, questo romanzo di Viviana Giorgi ha tutte le carte in regola per essere apprezzato dall’esigente pubblico delle lettrici del Club.”




Desidero ringraziare (proprio come Miss Italia, in fondo sempre di fisico si tratta!)
Emoticon grin
Maria Paola Romeo, responsabile editoriale di EmmaBooks, per aver sempre creduto in me e Marcella Meciani, responsabile editoriale di Mondolibri, e Francesca Campanozzi, planner editoriale di Mondolibri, per aver cominciato a credere in me e per avermi accolta con tanto affetto ed entusiasmo in Mondolibri. E per avermi regalato un’edizione cartacea del mio libro bellissima, con una copertina strepitosa.
Lasciatemi infine aggiungere che sono commossa dal sostegno e dall'entusiasmo dimostrato da tutte le mie amicizie in rete. Grazie di cuore a tutte e tutti. E grazie alla rossa più esplosiva della rete, la blogger e lettrice impertinente Karin Locci. Lei sa il perché.



Naturalmente, la versione digitale del romanzo rimane in vendita su tutti gli store.

Yours truly e felicissima
                                          Viviana

Leggi l'incipit del romanzo qui 




Sugli store è anche possibile scaricare gratuitamente un racconto spin off del romanzo, intitolato Ritorno a Cape Love.



lunedì 6 luglio 2015

La brutta e cattiva - La ricetta delle occasioni ritrovate

Luglio 2015 - Emma Books
Si tratta di un racconto, scritto per la collana #EmmaForExpo, in cui si parla naturalmente di cibo. Ma non solo, si parla anche, e forse soprattutto, di amicizia.
Quattro amiche, giunte al traguardo degli anta, si trovano come ogni anno per preparare insieme la brutta e cattiva, una torta al cioccolato che non ha ricetta, ma solo cuore. 
E qualcosa, con la magia del cioccolato, accadrà.


Ingredienti:
1 grande confezione di amicizia sincera ed eterna
1 cucchiaiata abbondante di ricordi dolci
1 cucchiaino di ricordi amari, amori passati e amori presenti, e di occasioni perdute
un pizzico di speranza e uno di voglia di ricominciare
molte risate, qualche battibecco, qualche goccia di acqua di mare, qualche lacrima
1 cane bruttarello e goloso

Preparazione:

Nella grossa ciotola della vita mettete quattro amiche d’infanzia ormai quarantenni, i loro ricordi, quelli amari e quelli dolci, le loro delusioni e le loro speranze, i loro amori felici e quelli infelici. Aggiungete uno a uno gli altri ingredienti e montate il tutto con delicatezza fino a quando i grumi delle occasioni perdute si saranno dissolti. Infornate e lasciate riposare una notte (meglio se in un luogo dove l’aria profuma di mare e di aghi di pino). Prima di servire, decorate con una spruzzata di stelle e con alcune note delle vostre canzoni del cuore. Gustate la “brutta e cattiva” insieme agli amici veri, con l’avvertenza di tenerla fuori dalla portata dei cani bruttarelli e golosi (se no se la mangiano tutta).



Rimedio:
È la ricetta delle seconde opportunità, utilissima per riscoprire, con l’aiuto degli amici più cari, il coraggio e la speranza che si credevano persi per sempre, per fare delle occasioni perdute le vostre occasioni ritrovate.

Ecco come inizia:

Quattro amiche e una torta
Il mondo avrebbe anche potuto smettere di girare, ma il primo di giugno Daniela, Alice, Chicca e Fabrizia – detta Bri – non avrebbero lo stesso rinunciato a vedersi; una volta a casa dell’una, una volta a casa dell’altra, a seconda di chi l’avesse libera da famiglie, amici o amanti.
Lo scopo di quella riunione quasi segreta era molto semplice e insieme un po’ bislacco.
Preparare tutte insieme una torta.
Non una torta qualsiasi, sia chiaro, ma solo e sempre la brutta e cattiva, come l’avevano battezzata ridendo a crepapelle la prima volta che avevano provato a farla. Per la verità era stata Alice, che fin da piccola era la più sveglia e dotata di senso dell’umorismo delle quattro, a suggerire quel nome così evocativo.
«Certo che brutta è brutta» aveva detto con una smorfia. Poi, dopo averne assaggiato un angolino, aveva aggiunto: «Non solo è brutta, è pure cattiva!»
«Brutta e cattiva!» avevano urlato le altre all’unisono.

Così, tra assaggi, smorfie e risate, era nata la mitica brutta e cattiva.

La ricetta/racconto è in vendita a 0,99 su tutti gli store.

Gli altri racconti già pubblicati #EmmaForExpo:
Frittata alle ortiche  di Mara Roberti
Giovedì gnocchi  di Barbara Solinas
Pesto dolce di Valeria Corciolani


 Yours truly
                        Viviana